Intelligenza artificiale: autenticità delle immagini e nuove sfide
L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui percepiamo le immagini online. L’intelligenza artificiale rende sempre più difficile capire se una foto è reale o generata da un algoritmo, creando un nuovo scenario di incertezza digitale.
Fino a pochi anni fa ci fidavamo delle foto quasi automaticamente. Oggi, invece, siamo arrivati al punto in cui non crediamo più che un contenuto visivo sia reale finché non abbiamo buone ragioni per pensarlo. La domanda implicita è sempre la stessa: chi ha pubblicato questa immagine ha dei motivi per mentire?
In questo contesto, la proposta di introdurre firme crittografiche nelle fotocamere sembra una possibile risposta tecnica a un problema ormai globale. Ma è davvero sufficiente a restituirci fiducia in un ecosistema dove la produzione di contenuti AI è incentivata dalle stesse piattaforme che ora cercano di contenerne gli effetti?
Intelligenza artificiale e crisi della fiducia nelle immagini
La crisi di fiducia nasce dal fatto che l’intelligenza artificiale generativa è arrivata a produrre immagini praticamente indistinguibili dalla realtà. Strumenti come i modelli text-to-image consentono di creare in pochi secondi foto perfette, iper-realistiche, senza alcun legame con un evento reale.
Questo scenario ribalta un meccanismo psicologico antico: siamo geneticamente predisposti a credere ai nostri occhi. Come ha osservato Adam Mosseri, è come se questa predisposizione fosse diventata un difetto da correggere per adattarci al nuovo mondo dell’AI generativa.
Il paradosso è che le stesse aziende che oggi avvertono del rischio, negli ultimi anni hanno spinto con forza sulla diffusione di strumenti di intelligenza artificiale. Meta, ad esempio, ha investito massicciamente in sistemi AI per la creazione e la manipolazione dei contenuti, contribuendo alla saturazione di immagini artificialmente perfette nei feed social.
Secondo Mosseri, esistono molti contenuti generati con intelligenza artificiale che sono “fantastici”. Tuttavia, non vengono forniti esempi concreti, né viene approfondito quanto questi contenuti si intreccino con le strategie di engagement e di retention delle piattaforme social.
Firme crittografiche e intelligenza artificiale: una soluzione tecnica?
Una delle proposte più discusse è quella delle firme crittografiche applicate alle immagini reali. L’idea è che le fotocamere, al momento dello scatto, applichino una firma digitale che certifichi che quella foto è stata effettivamente catturata nel mondo fisico e non generata da un algoritmo di intelligenza artificiale.
In teoria, questa firma potrebbe diventare una sorta di certificato di autenticità, verificabile dalle piattaforme, dai browser o dagli stessi utenti. Ma emergono subito diverse domande critiche:
- Chi controlla le chiavi crittografiche utilizzate per firmare le immagini?
- Come si impedisce che tali chiavi vengano hackerate, copiate o falsificate?
- Cosa accade se una foto viene modificata anche solo leggermente (ritaglio, correzione della luminosità, filtri)? La firma resta valida o viene invalidata?
- Chi decide quali produttori di fotocamere sono autorizzati a generare firme considerate affidabili?
Queste questioni non sono solo tecniche, ma anche politiche e di governance. Come evidenziato anche da iniziative come il progetto C2PA per la provenance dei contenuti, la definizione di standard globali richiede l’accordo tra aziende, istituzioni e comunità tecniche.
Mosseri, inoltre, riconosce che limitarsi a etichettare i contenuti generati da intelligenza artificiale non basterà. Sarà necessario fornire molto più contesto sugli account che condividono contenuti, inclusa la loro storia, il comportamento nel tempo e la relazione con altre fonti.
Autenticità, imperfezione e ruolo dell’intelligenza artificiale
In un mondo dove l’intelligenza artificiale genera immagini perfette, il look professionale diventa paradossalmente sospetto. Le foto grezze, sfocate, non elaborate, diventano un segnale di autenticità. L’imperfezione si trasforma in prova, se non assoluta, almeno probabilistica di realtà.
Oggi la condivisione avviene principalmente nei messaggi diretti, con foto sfocate e video mossi della vita quotidiana. La famosa foto del pranzo “brutta ma vera” è più credibile della foto perfettamente illuminata, perché quest’ultima potrebbe essere stata generata in tre secondi da un modello AI come Midjourney.
Ma non si tratta di una vera vittoria dell’autenticità: è piuttosto una ritirata strategica verso l’unico territorio che l’AI non ha ancora conquistato del tutto, ovvero le imperfezioni umane casuali. Quando l’intelligenza artificiale imparerà a simulare in modo convincente anche il mosso, il rumore e gli errori spontanei, questo segnale perderà ulteriore valore informativo.
A quel punto serviranno altri strumenti: firme crittografiche robuste, protocolli di verifica indipendenti, ma anche una nuova alfabetizzazione visiva. Come sottolineano molti studiosi di media digitali, tra cui ricerche citate da Nature, la capacità di valutare la credibilità di un contenuto non può essere delegata solo alla tecnologia.

Parallelamente, la fiducia si sposta dalle istituzioni tradizionali verso i cosiddetti “creatori”. Mosseri osserva che ci fidiamo di più dei creator che ammiriamo rispetto ai media o alle istituzioni storiche. Tuttavia, questi creator operano su piattaforme governate da algoritmi proprietari, che decidono cosa mostrare, a chi e quando, secondo logiche spesso opache.
In pratica, è l’algoritmo – alimentato anche da intelligenza artificiale – a definire la visibilità dei contenuti, basandosi su parametri che cambiano continuamente e che nessuno, al di fuori dell’azienda, conosce davvero.
Intelligenza artificiale: Impatto su Marketing e Business
L’intelligenza artificiale non influisce solo sulla percezione delle immagini, ma ridefinisce anche strategie di marketing, branding e comunicazione. Per le aziende, questo scenario rappresenta un rischio reputazionale, ma anche una grande opportunità per differenziarsi puntando su trasparenza e autenticità verificabile.
Dal punto di vista del marketing digitale, la sovrabbondanza di contenuti generati con intelligenza artificiale rende più difficile emergere con messaggi realmente distintivi. Le campagne “troppo perfette” possono essere percepite come fredde o artificiali, soprattutto da utenti sempre più consapevoli del ruolo dell’AI nella creazione dei contenuti.
Le aziende possono quindi ripensare le proprie strategie puntando su:
- Storytelling autentico: mostrare processi reali, team, backstage, contenuti imperfetti ma verificabili.
- Trasparenza sull’uso dell’AI: dichiarare quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata per generare o ottimizzare contenuti.
- Verifica e reputazione: integrare sistemi di verifica delle fonti e di certificazione dei contenuti, soprattutto in settori sensibili (finanza, salute, pubblica amministrazione).
In termini di customer experience, i canali diretti – come WhatsApp, chat e assistenti virtuali – diventano essenziali. In questi spazi, l’utente si aspetta una comunicazione personalizzata e affidabile, supportata da AI ma tracciabile e coerente con il brand.
Il connubio tra intelligenza artificiale e automazione consente, ad esempio, di segmentare meglio il pubblico, inviare contenuti mirati e rispondere in tempo reale ai clienti. Ma rende ancora più cruciale dimostrare che dietro il canale esiste un’azienda reale, con processi chiari e responsabilità definite.
Per le imprese che utilizzano piattaforme di messaggistica come WhatsApp Business, questo significa strutturare flussi di comunicazione che combinino automazione intelligente e intervento umano. L’obiettivo è offrire un’esperienza veloce ed efficiente, senza sacrificare la fiducia.
Come SendApp Può Aiutare con Intelligenza artificiale e autenticità
In questo scenario complesso, soluzioni come SendApp aiutano le aziende a usare l’intelligenza artificiale in modo strategico e responsabile all’interno di WhatsApp Business. Il focus non è solo sull’automazione, ma sulla costruzione di relazioni digitali credibili e verificabili con clienti e community.
Con SendApp Official (API WhatsApp ufficiali), le aziende possono integrare WhatsApp Business con i propri sistemi CRM, marketing automation e strumenti analitici. Questo consente di orchestrare flussi conversazionali avanzati, mantenendo il controllo dei dati e garantendo un canale di comunicazione ufficiale e riconosciuto.
SendApp Agent permette di gestire conversazioni e team in modo strutturato, combinando bot basati su intelligenza artificiale con operatori umani. In pratica, l’AI si occupa delle risposte frequenti e della prima qualificazione, mentre gli agenti intervengono sui casi più sensibili, dove l’autenticità della relazione è decisiva.
Con SendApp Cloud, è possibile attivare flussi di automazione avanzata: notifiche transazionali, nurture via WhatsApp, campagne segmentate, reminder e molto altro. L’intelligenza artificiale può supportare la personalizzazione dei messaggi, mentre il canale resta ufficiale, tracciato e coerente con le policy di WhatsApp.
Grazie a questa combinazione di strumenti, le aziende possono:
- Integrare AI e automazione senza rinunciare alla trasparenza.
- Costruire percorsi conversazionali che rafforzano la fiducia nel brand.
- Mantenere coerenza tra contenuti visual, messaggi e identità aziendale.
Per chi vuole prepararsi a un futuro in cui la distinzione tra contenuti reali e generati da intelligenza artificiale sarà sempre più sottile, la scelta dei canali e delle piattaforme è strategica. Affidarsi a soluzioni professionali come SendApp consente di strutturare una presenza su WhatsApp Business solida, scalabile e orientata alla fiducia di lungo periodo.
Se desideri capire come integrare AI, automazione e autenticità nelle tue conversazioni digitali, richiedi una consulenza dedicata su WhatsApp Business e scopri come SendApp può supportare il tuo progetto, dalla fase pilota alla scalabilità internazionale.







