Nome utente
AIIntelligenza ArtificialeTecnologia

AI marketing: come la pubblicità entra nei chatbot

per 16 Febbraio 2026Non ci sono commenti

AI marketing: come la pubblicità entra nei chatbot

AI marketing sta diventando il modello di business dominante per i principali chatbot generativi. L’evoluzione dei ricavi mostra chiaramente che senza pubblicità l’AI generativa fatica a sostenere i propri costi strutturali.

Nel 2025, nonostante i 20 miliardi di dollari di fatturato registrati, OpenAI ha annunciato che inizierà a mostrare annunci agli utenti per aumentare le entrate. Gli abbonamenti, da soli, non riescono a coprire gli investimenti necessari per data center, infrastrutture cloud e, nel caso di OpenAI, persino la produzione di chip proprietari.

Il paradigma è ormai chiaro: prima si acquisisce una base utente enorme, poi si raccolgono dati di utilizzo e infine si attiva un sistema pubblicitario mirato. Questa logica di AI marketing viene presentata come un’opportunità per inserzionisti e brand, che hanno visto crollare il traffico organico verso i propri siti con l’avvento di chatbot come ChatGPT, Gemini, Claude e Grok.

La pubblicità, in ecosistemi ad alta intensità di dati, diventa una sorta di panacea per trasformare la fidelizzazione in profitto. Se i soldi non arrivano direttamente dagli utenti finali, arriveranno dagli inserzionisti interessati a presidiare i nuovi punti di contatto conversazionali.

AI marketing nei chatbot: il modello economico che si sta imponendo

Le grandi piattaforme di AI generativa stanno convergendo verso un modello basato sull’AI marketing, integrando formati pubblicitari all’interno dell’esperienza conversazionale. Il motivo è principalmente economico: l’addestramento e il mantenimento dei modelli richiedono capitali e infrastrutture ingenti.

L’industria investe complessivamente centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di data center dedicati all’AI e nella creazione di hardware ottimizzato per il calcolo, come i chip proprietari di OpenAI. In questo contesto, il semplice abbonamento premium o il pay-per-use non bastano a garantire la sostenibilità a lungo termine.

Il risultato è un pattern già visto nel web tradizionale: prodotti inizialmente gratuiti o quasi, crescita esplosiva della base utenti, estrazione di dati e successiva monetizzazione tramite pubblicità. La differenza, oggi, è che le interazioni con i chatbot sono molto più intime, dettagliate e sensibili rispetto a una normale ricerca sul web.

Secondo analisi e discussioni pubbliche riportate da testate come il New York Times e il Guardian, questo passaggio apre scenari inediti su privacy, trasparenza e manipolazione commerciale. Le conversazioni con modelli linguistici includono spesso temi legati alla salute, alle relazioni personali, alle convinzioni religiose e ad aspetti altamente emotivi.

Una pubblicità costruita su questo tipo di archivio informativo potrà essere estremamente precisa, ma anche potenzialmente invasiva. È qui che l’AI marketing si differenzia radicalmente dalla semplice pubblicità di ricerca o display: il contesto è conversazionale, personalizzato e continuo.

Le mosse di Google e Anthropic verso la pubblicità nell’AI

Il passaggio ai modelli di AI marketing non riguarda solo OpenAI. Anche Google e Anthropic si stanno muovendo in questa direzione, integrando funzionalità pubblicitarie nei loro ecosistemi AI e presentandole come strumenti per il commercio e il branding.

Google ha annunciato il lancio dello Universal Commerce Protocol (UCP), un nuovo standard aperto pensato per l’era dello “shopping agentico”. L’obiettivo è coprire l’intero percorso di acquisto: dalla scoperta del prodotto, all’acquisto, fino all’assistenza post-vendita, orchestrata da agenti intelligenti.

Queste funzionalità non arrivano dal nulla: Google le stava testando già dal 2024, e dalla dashboard pubblicitaria PMax nel 2025 erano disponibili feature AI integrate. In pratica, la logica è quella di far lavorare insieme motore pubblicitario, raccomandazioni AI e assistenti conversazionali.

Anthropic, dal canto suo, ha scelto una strada più diretta e simbolica, lanciando una campagna pubblicitaria al Super Bowl con lo slogan “La pubblicità sta arrivando nell’IA”. In uno degli spot, un utente chiede come mettersi in forma in fretta e la risposta dell’AI contiene, integrata, una pubblicità.

Questo tipo di narrazione comunica in modo esplicito che la prossima fase dell’intelligenza artificiale sarà profondamente intrecciata con l’AI marketing. Persino Sam Altman, citato dal Guardian, ha riso vedendo gli spot, pur definendoli “palesemente disonesti” nel modo in cui semplificano il fenomeno.

Rischi, opacità e pubblicità troppo mirata nei chatbot

Uno dei punti più critici dell’AI marketing applicato ai chatbot è la trasparenza. Il funzionamento di questi sistemi è spesso descritto come una “black box”: l’utente non ha visibilità reale su come i contenuti vengano filtrati, ordinati e arricchiti da inserzioni.

La prospettiva che le conversazioni vengano utilizzate per mostrare pubblicità estremamente mirate solleva domande legate all’affidabilità delle risposte. Come potrà un utente distinguere tra un consiglio generato sulla base delle migliori fonti disponibili e un suggerimento influenzato dal budget di un inserzionista?

AI marketing: come la pubblicità entra nei chatbot

Zoë Hitzig, economista con dottorato e ricercatrice che ha lasciato OpenAI proprio in questa fase, ha scritto sul New York Times che gli utenti raccontano ai chatbot le loro paure legate alla salute, i problemi di coppia, le convinzioni religiose e le idee sull’aldilà. Su questo patrimonio informativo si potrebbe costruire una pubblicità in grado di manipolare gli utenti in modi che oggi non siamo in grado di comprendere, né tanto meno di prevenire.

In sintesi, il rischio è che l’AI marketing trasformi i chatbot da consulenti neutri a canali pubblicitari travestiti da assistenti. Non cercheremo più prodotti su un motore di ricerca: porremo domande ai chatbot e riceveremo risposte in cui annunci e contenuti sponsorizzati saranno progettati per sembrare parte naturale della conversazione.

Per le aziende, questo comporterà la necessità di investire in un nuovo canale di visibilità, proprio mentre il traffico dai motori di ricerca tradizionali cala a causa della centralizzazione dell’informazione all’interno degli assistenti AI. Per gli utenti, invece, diventerà fondamentale capire quando le risposte sono davvero imparziali.

AI marketing: Impatto su Marketing e Business

L’affermazione dell’AI marketing nei chatbot ridisegna le strategie di marketing digitale e di comunicazione con il cliente. I brand dovranno passare da un modello basato sul posizionamento nei motori di ricerca a uno centrato sulla presenza all’interno di flussi conversazionali assistiti dall’AI.

Significa progettare messaggi e offerte in grado di integrarsi in dialoghi naturali, dove il chatbot diventa il mediatore tra utente e brand. La customer journey si sposta dall’homepage del sito alla finestra di chat: scoperta, comparazione, consulenza, acquisto e post-vendita possono avvenire nello stesso spazio conversazionale.

Per il business, le opportunità dell’AI marketing sono molteplici: segmentazione più fine, raccomandazioni altamente personalizzate, automazione di risposte e follow-up, lead qualification in tempo reale. Allo stesso tempo aumentano le responsabilità in termini di etica, trasparenza e gestione dei dati.

Un’azienda che integra l’AI nei propri canali, ad esempio via WhatsApp Business o chatbot sul sito, può usare questi strumenti per creare funnel conversazionali avanzati: dal primo contatto alla vendita, fino al supporto. La chiave è progettare l’esperienza in modo che il valore per l’utente resti centrale, e che la componente promozionale non comprometta la fiducia.

In questo quadro, piattaforme di automazione conversazionale e di AI marketing su canali di messaggistica diventano strategiche per mantenere il controllo dell’esperienza cliente, evitando di dipendere esclusivamente dai grandi chatbot generalisti.

Come SendApp Può Aiutare con AI marketing

Per le aziende che vogliono sfruttare l’AI marketing in modo controllato e conforme, è fondamentale strutturare un ecosistema proprietario di comunicazione diretta con i clienti. SendApp nasce proprio per questo: portare automazione, intelligenza artificiale e messaggistica in un’unica piattaforma focalizzata sul business.

Con SendApp Official le imprese possono utilizzare le API ufficiali di WhatsApp Business per integrare chatbot, workflow automatici e messaggistica transazionale nei propri sistemi CRM, e-commerce o ERP. Questo permette di costruire logiche di AI marketing conversazionale su un canale già familiare agli utenti.

SendApp Agent consente di gestire le conversazioni con team e operatori umani, integrando risposte automatiche, instradamento intelligente dei messaggi e collaborazione interna. In questo modo, l’azienda può combinare l’efficienza dell’AI con la sensibilità del contatto umano, garantendo che la componente pubblicitaria non superi la qualità del supporto.

Per chi ha bisogno di scalare l’AI marketing a volumi elevati, SendApp Cloud offre automazione avanzata, campagne su larga scala, integrazioni e analisi dati centralizzate. È possibile orchestrare campagne, sequenze di follow-up, notifiche personalizzate e flussi di nurturing in modo coordinato su più canali.

La combinazione di API ufficiali, gestione dei team e infrastruttura cloud consente alle aziende di creare la propria strategia di AI marketing su WhatsApp e altri canali, senza dipendere completamente dai modelli di monetizzazione dei grandi chatbot generalisti. Questo significa più controllo su dati, contenuti e customer experience.

Per iniziare a progettare una strategia di AI marketing conversazionale efficace, le aziende possono richiedere una consulenza dedicata e testare SendApp in prova, integrando da subito automazioni intelligenti e campagne personalizzate nei propri processi di vendita e assistenza.

Per approfondire il contesto tecnologico della pubblicità e dei modelli di business digitali, è utile considerare anche le basi economiche dei mercati a piattaforma, ben descritte in risorse generali come Wikipedia sulle piattaforme digitali, che aiutano a inquadrare il ruolo dell’AI nel nuovo ecosistema pubblicitario.

Lascia un commento