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AI generativa e brand: come ottenere visibilità nell’agentic economy

per 10 Febbraio 2026Non ci sono commenti

AI generativa e brand: come ottenere visibilità nell’agentic economy

AI generativa e brand sono ormai inseparabili nella nuova economia digitale. L’AI generativa sta trasformando il modo in cui le persone scoprono, valutano e scelgono prodotti e servizi, spostando il potere decisionale verso agenti intelligenti e motori generativi.

Nel 2025 l’AI generativa è diventata il vero motore nascosto dell’e-commerce e del digital marketing. Non parliamo solo di velocità, ma di decisioni più intelligenti, raccomandazioni personalizzate e percorsi d’acquisto sempre più mediati da agenti AI conversazionali. In questo scenario nasce il Geo (Generative Engine Optimization), la nuova frontiera per i brand che vogliono essere visibili non solo alle persone, ma soprattutto agli algoritmi.

Oggi vale una nuova regola: se il modello non ti conosce, non ti sceglie. Con un consumatore su quattro che usa già assistenti AI per lo shopping, i brand devono imparare a parlare alle macchine tanto quanto alle persone. L’AI sta diventando un vero “broker di esperienze”, in grado di gestire scelte e interazioni in modo così fluido da ridurre il contatto diretto tra consumatore e marca.

La scoperta e la decisione d’acquisto si spostano progressivamente su interfacce conversazionali e agentiche. Le aziende più evolute iniziano a integrare ricerca generativa e agenti AI nei propri ecosistemi digitali per non perdere il legame con il cliente lungo tutto il customer journey. Nell’agentic economy, conquistare i cuori dei consumatori significa, prima di tutto, conquistare gli algoritmi che li guidano.

AI generativa e la fine della ricerca lineare tradizionale

AI generativa e nuovi motori di risposta stanno superando la logica della ricerca lineare basata esclusivamente sui link blu. Oggi la search è un ecosistema complesso, dinamico, dove overview AI, agenti conversazionali e canali digitali verticali ridefiniscono le regole del gioco. Non esiste più un unico percorso prevedibile dall’intento di ricerca alla conversione.

Dopo oltre un decennio di dominio quasi assoluto, la supremazia di Google nella ricerca online sta progressivamente diminuendo. Secondo StatCounter, la sua quota di mercato globale è scesa sotto il 90% per la prima volta in dieci anni (maggio 2025), complice la crescita di nuovi player, motori verticali e canali di scoperta alternativi.

L’utilizzo dell’AI generativa per le query commerciali è destinato ad accelerare. Da un lato, piattaforme come ChatGPT introducono funzionalità specifiche per lo shopping, con agenti capaci di consigliare prodotti, compilare moduli online e gestire ordini. Dall’altro, Google annuncia l’integrazione degli annunci all’interno delle AI Overviews e una nuova modalità AI pensata per accompagnare la ricerca dall’ispirazione all’acquisto.

Gli agenti AI rappresentano la prossima grande evoluzione della customer experience digitale. La modalità AI di Google abilita funzioni come il “provalo virtualmente” per testare prodotti e il “compra per me” automatizzato. L’operatore AI di ChatGPT potrà occuparsi della burocrazia digitale, compilando form e gestendo la spesa online, mentre l’agente di Amazon arriverà ad acquistare persino su siti di terze parti. Il risultato è una delega sempre più ampia delle micro-decisioni quotidiane agli algoritmi.

AI generativa, comportamenti di ricerca e contenuti machine-legible

L’AI generativa sta cambiando in profondità il modo in cui le persone cercano informazioni e prodotti. Le ricerche diventano sempre più conversazionali, con domande complesse poste in linguaggio naturale. La ricerca visiva cresce grazie a funzionalità come Lens e alle integrazioni camera-first nelle app social, mentre i luoghi in cui avviene la ricerca si frammentano tra motori generalisti, piattaforme e-commerce, social media e assistenti vocali.

Nonostante questi cambiamenti, il contenuto rimane il motore di tutti i risultati di ricerca, siano essi tradizionali o generativi. Serve però un cambio di prospettiva: la ricerca non va più considerata un canale a sé stante, ma un comportamento cross-channel che attraversa touchpoint diversi. Ciò significa che i punti di contatto da presidiare per il digital marketing sono in aumento e più interconnessi.

I brand devono produrre contenuti di alta qualità, unici, affidabili e soprattutto machine-legible, cioè facilmente interpretabili dai modelli generativi e dai motori di risposta. Questo implica strutturare le informazioni in modo chiaro, utilizzare markup e dati strutturati, e curare la coerenza tra sito, schede prodotto, recensioni, canali social e marketplace. Contenuti disallineati generano confusione sia per le persone che per gli algoritmi.

L’impatto per i brand è evidente: nel breve termine è probabile un calo del traffico diretto verso il sito web, man mano che le risposte vengono fornite all’interno di chat, overview AI e assistenti. I contenuti dovranno quindi “vivere” anche fuori dal sito proprietario, per intercettare i consumatori sulle piattaforme che usano di più. Le metriche di successo cambieranno: impression, presenza nei risultati AI e quota di traffico proveniente da motori basati su AI diventeranno indicatori chiave di visibilità.

Fonti di ricerca come Kantar BrandZ mostrano come i brand più forti siano quelli che riescono a combinare rilevanza, differenziazione e salienza, qualità che oggi devono essere riconosciute non solo dalle persone ma anche dai modelli generativi. In questo contesto, la capacità di nutrire costantemente il web con contenuti aggiornati, strutturati e coerenti diventa un vantaggio competitivo.

Il nuovo playbook per i brand nell’era dell’AI generativa

L’AI generativa impone ai brand un nuovo playbook strategico per restare visibili e rilevanti. Questa rivoluzione rappresenta una sfida senza precedenti, ma anche un’opportunità per ripensare posizionamento, metriche e punti di contatto, bilanciando innovazione tecnologica e connessione umana autentica. Conquistare i cuori dei consumatori non basta più; bisogna conquistare anche le menti delle macchine che li guidano.

Il primo pilastro è distinguersi con una differenza significativa. In un mondo di scelte (e risultati) virtualmente infiniti, confondersi equivale a sparire dai suggerimenti degli agenti AI. Occorre coltivare una differenza che conti davvero: rispondere a bisogni reali, offrire ciò che gli altri non hanno, creare valore percepito chiaro. I modelli generativi favoriscono brand che possono essere raccontati con poche, forti associazioni.

Secondo pilastro: essere presenti e valere ogni centesimo. Anche il brand più desiderato non verrà suggerito o scelto se non è disponibile nel canale giusto o se il prezzo non è percepito come equo. Oggi “presenza” significa essere citati come fonte affidabile nei motori di risposta, apparire nelle liste di acquisto generate dagli agenti e avere assortimento, packaging, distribuzione e promozioni allineati tra loro. Ogni touchpoint, online e offline, alimenta la percezione che l’AI ha del brand.

AI generativa e brand: come ottenere visibilità nell’agentic economy

Terzo pilastro: innovare per restare rilevanti. Restare fermi è estremamente rischioso quando bisogni, tecnologie e cultura cambiano rapidamente. Il 71% della crescita proviene da brand “disruptor”, ma il 29% arriva da marche consolidate che sanno reinventarsi (Fonte: Kantar BrandZ, 100 most valuable global brands, 2025). La disruption non è solo innovazione tecnologica: significa entrare nelle conversazioni culturali, sperimentare nuovi formati e collaborare in modo strategico con community e creator.

Quarto pilastro: coerenza per costruire fiducia e memorabilità. In mezzo al cambiamento continuo, l’identità del brand deve restare chiara e riconoscibile. La coerenza non è solo creativa, ma anche commerciale e di esperienza: i brand con customer journey unificati generano il 33% di ricavi in più (Fonte: Kantar BrandZ, 100 most valuable global brands, 2025). Per gli algoritmi, questa coerenza si traduce in segnali forti e stabili, che aumentano la probabilità di essere inclusi nelle raccomandazioni.

Infine, la creatività deve essere connessa tra canali e community. I consumatori si muovono tra piattaforme diverse, spesso in modo non lineare. Serve una narrazione integrata che trasformi i singoli touchpoint in un ecosistema coerente, dove campagne di brand building e performance marketing lavorano insieme. Questo approccio aumenta ROI, riconoscibilità e, soprattutto, fornisce ai modelli generativi tracce chiare su chi è il brand e perché dovrebbe essere suggerito.

Portare il brand in boardroom diventa essenziale. La domanda chiave dei leader è: come dimostrare il valore del brand nell’era dell’AI generativa. La risposta passa da dati e KPI condivisi: quota di mercato, crescita futura, return on marketing investments e quanto il brand è percepito come meaningful, different e salient. Inserire questi indicatori nel cruscotto esecutivo trasforma il branding in una leva strategica condivisa tra marketing e finance.

AI generativa: Impatto su Marketing e Business

L’AI generativa ridefinisce il marketing digitale e il modo in cui le aziende costruiscono relazione e valore con i clienti. I funnel tradizionali si frammentano in micro-momenti gestiti da agenti AI, che filtrano contenuti, confrontano offerte e selezionano alternative prima ancora che il consumatore arrivi sul sito o sul profilo social del brand.

Per il marketing, questo significa lavorare su due livelli. Il primo è rivolto alle persone, con contenuti utili, empatici e rilevanti. Il secondo è rivolto alle macchine, con informazioni strutturate, aggiornate e coerenti in tutti i canali. Nell’era dell’AI generativa, ottimizzare solo per i motori di ricerca non basta più: serve ottimizzare per i motori generativi e per gli agenti conversazionali che presidiano la customer experience.

La customer experience diventa più fluida, personalizzata e continua. Gli agenti AI possono accompagnare l’utente dall’ispirazione all’acquisto e oltre, gestendo assistenza post-vendita, riordini, upgrade. I brand che integrano questi agenti all’interno del proprio ecosistema, ad esempio tramite API ufficiali e piattaforme di automazione, possono offrire esperienze conversazionali consistenti su canali come WhatsApp, sito web, e-commerce e app proprietarie.

Dal punto di vista del business, l’AI generativa apre nuove opportunità di efficienza e crescita. Le aziende possono:

  • automatizzare parti del customer service mantenendo alta la qualità percepita;
  • personalizzare offerte e messaggi in tempo reale in base al contesto e allo storico;
  • ottimizzare investimenti media, grazie a modelli predittivi più accurati;
  • testare rapidamente nuove value proposition e creatività su segmenti mirati.

La chiave è integrare l’AI generativa in un framework di misurazione robusto, che colleghi visibilità (inclusa la presenza nei risultati AI), engagement, conversioni e valore di lungo periodo del brand. In questa prospettiva, canali conversazionali come WhatsApp diventano spazi strategici in cui gli agenti AI possono dialogare, consigliare, raccogliere dati e alimentare loop di apprendimento continui.

Per approfondire il funzionamento dei modelli generativi e delle loro implicazioni etiche, è utile consultare anche la voce dedicata su Wikipedia e i report di istituti come il OECD.AI, che monitorano l’impatto dell’intelligenza artificiale su economia e società.

Come SendApp Può Aiutare con AI generativa e brand

L’AI generativa diventa ancora più potente quando è integrata operativamente nei canali dove i clienti passano più tempo, come WhatsApp. Per i brand, questo significa portare l’intelligenza conversazionale direttamente nelle chat, dove avvengono richieste, decisioni e acquisti. SendApp nasce proprio per connettere AI, automazione e WhatsApp Business in modo scalabile e conforme.

Con SendApp Official, le aziende possono utilizzare le API WhatsApp ufficiali per integrare agenti AI e flussi automatizzati nelle proprie conversazioni. È possibile orchestrare notifiche transazionali, campagne di marketing personalizzate e chatbot intelligenti che rispondono alle domande frequenti, guidando l’utente fino alla conversione.

SendApp Agent permette di gestire in modo centralizzato le conversazioni WhatsApp di team commerciali e di supporto. In combinazione con AI generativa, diventa un vero assistente per gli operatori umani: suggerisce risposte, propone next best action, recupera informazioni dai sistemi interni, riducendo tempi di gestione e aumentando la soddisfazione del cliente.

Per le aziende che vogliono spingere sull’automazione avanzata, SendApp Cloud offre una piattaforma scalabile per orchestrare flussi complessi su WhatsApp. È possibile collegare CRM, e-commerce e sistemi di marketing automation, creando journey personalizzati che sfruttano l’AI generativa per:

  • segmentare automaticamente i contatti in base ai comportamenti;
  • generare raccomandazioni di prodotto rilevanti per ogni profilo;
  • attivare follow-up intelligenti dopo interazioni chiave;
  • testare varianti di messaggi e offerte per ottimizzare i risultati.

SendApp consente ai brand di trasformare WhatsApp in un canale strategico per l’agentic economy: le conversazioni diventano dati, insight e opportunità di personalizzazione continua. Integrando AI generativa e automazione, è possibile costruire esperienze conversazionali che rispettano il tono del brand, aumentano la visibilità presso gli algoritmi e semplificano il percorso d’acquisto per l’utente finale.

Per iniziare, le aziende possono esplorare le soluzioni disponibili sul sito ufficiale SendApp e richiedere una consulenza dedicata su WhatsApp Business, AI e automazione. È il momento di ripensare la presenza del brand nei canali conversazionali e prepararsi a un futuro in cui le decisioni dei clienti saranno sempre più mediate da agenti intelligenti.

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