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Cosa non puoi vendere su WhatsApp Business: la lista di Meta e cosa vuol dire in Italia

Redazione SendApp6 min di lettura
Cosa non puoi vendere su WhatsApp Business: la lista di Meta e cosa vuol dire in Italia

In breve

La WhatsApp Business Messaging Policy, aggiornata il 23 settembre 2026, vieta di vendere o promuovere su WhatsApp alcol, tabacco, farmaci, prodotti sanitari, gioco con vincite in denaro e altre categorie, anche a chi ha tutte le licenze. Le eccezioni per alcol, farmaci da banco e gioco online valgono solo con l’API ufficiale e solo in un elenco di paesi in cui l’Italia non c’è. Chi vende questi prodotti può usare WhatsApp per i servizi, non per promuovere la merce.

Perché conta

Molte attività scoprono le regole di WhatsApp Business nel modo peggiore: il numero viene limitato o bloccato, e solo dopo qualcuno legge la policy. Chi ha un’enoteca, una tabaccheria, una farmacia o un negozio di animali è più esposto degli altri, perché una parte di quello che vende sta in un elenco di categorie che Meta non vuole vedere promosse sulle sue chat. Un volantino su WhatsApp con le offerte sul vino è un gesto normale per chi lo manda; per la policy è un messaggio vietato.

Il punto che sorprende di più è un altro: il divieto non dipende dalle licenze. La policy lo scrive in modo esplicito: le proibizioni valgono indipendentemente dalle licenze, registrazioni o autorizzazioni, globali o locali, che l’attività possiede. Il tabaccaio con la concessione e la farmacia autorizzata sono nella stessa posizione di chiunque altro.

Cosa dice la policy, punto per punto

1. L’elenco delle categorie vietate

La sezione 4 della WhatsApp Business Messaging Policy vieta di usare WhatsApp for Business per comprare, vendere, promuovere o «facilitare lo scambio» di queste categorie. Il divieto riguarda sia l’app WhatsApp Business sia l’API ufficiale, cioè la WhatsApp Business Platform: le regole sono le stesse anche se, dal 23 settembre, i termini di servizio sono due.

Categoria vietataChi deve fare attenzione, per esempio
Armi da fuocoarmerie, negozi di caccia e tiro
Alcol e tabaccoenoteche, birrerie, tabaccherie
Farmaci, con o senza ricettafarmacie, parafarmacie
Prodotti medici e sanitarisanitarie, ortopedie, negozi di dispositivi
Animali vivi (escluso il bestiame) e specie protettenegozi di animali, allevamenti amatoriali
Materiali pericolosirivendite di prodotti chimici, fuochi d’artificio
Valute reali, virtuali o false, comprese ICO e opzioni binariecambiavalute, progetti cripto
Gioco con vincite in denaroricevitorie, sale giochi, siti di scommesse
Prodotti e servizi per adulti, incontrisiti di incontri, sexy shop
Marketing multilivelloreti di vendita a più livelli
Prestiti a breve, anticipi sullo stipendio, prestiti tra privati, recupero crediti, cauzionifinanziarie, società di recupero crediti

In fondo all’elenco c’è anche una voce aperta: modelli di business, prodotti o servizi che Meta giudica ingannevoli, offensivi o che esercitano una pressione indebita su gruppi vulnerabili. La valutazione, come per tutto l’elenco, è «a sua sola discrezione».

2. Le eccezioni esistono, ma non per l’Italia

La sezione 5 prevede tre «settori regolamentati» con eccezioni: gioco online, farmaci da banco e alcol. Le condizioni sono strette: solo tramite l’API ufficiale e mai con l’app WhatsApp Business, mai con funzioni di vendita come carrello o catalogo, mai verso chi ha meno di 18 anni, con tutte le licenze in regola e solo verso i paesi elencati. Abbiamo controllato gli elenchi il 29 settembre 2026: per l’alcol e i farmaci da banco ci sono più di ottanta paesi, soprattutto in America Latina, Asia e Oceania; per il gioco online solo Australia, Giappone, Colombia, Messico e Perù. Nessun paese dell’Unione europea compare in nessuno dei tre elenchi, e quindi nemmeno l’Italia.

3. Il catalogo ha regole in più

Chi usa il catalogo di WhatsApp o altre funzioni di vendita deve rispettare anche la Meta Commerce Policy, la stessa che vale per i negozi su Facebook e Instagram. Se nel catalogo compaiono prodotti che quella policy vieta, Meta può togliere all’azienda l’uso di una parte o di tutto WhatsApp for Business.

4. Le regole che valgono per tutti, qualunque cosa vendi

Accanto all’elenco, la policy ripete le regole di base: scrivere solo a chi ti ha dato il numero e un consenso esplicito a ricevere messaggi, rispettare subito ogni richiesta di stop, non chiedere in chat numeri completi di carte di pagamento o documenti d’identità, non usare WhatsApp per informazioni sanitarie dove le norme richiedono sistemi con protezioni più alte. Con l’API ufficiale, chi automatizza le risposte deve anche offrire una via rapida verso una persona: un operatore in chat, un telefono, un’email o un modulo.

Cosa resta permesso a chi vende prodotti vietati

La policy vieta di vendere e promuovere quei prodotti, non di esistere su WhatsApp. Un’enoteca che organizza una serata, una farmacia che prenota la misurazione della pressione, una tabaccheria che avvisa che è tornato attivo il servizio di pagamento bollettini stanno parlando di un servizio, non della merce vietata. Dove passa il confine preciso, però, la policy non lo dice: il testo parla di «facilitare lo scambio» e lascia la decisione a Meta. Un messaggio con la foto della bottiglia e il prezzo è chiaramente dall’altra parte. Un avviso neutro come «il tuo ordine è pronto, puoi ritirarlo» è meno esposto, ma nessuna regola scritta garantisce che sia accettato.

Per le farmacie c’è un secondo motivo di prudenza, che non viene da Meta ma dalla privacy: i dati sanitari sono una categoria particolare per il GDPR. Anche quando il messaggio è permesso, conviene non scrivere in chiaro il nome del farmaco o della terapia.

Gli errori da evitare

  • Pensare che la licenza o la concessione basti: la policy dice il contrario, per iscritto.
  • Leggere le eccezioni sull’alcol o sui farmaci da banco senza guardare l’elenco dei paesi.
  • Mettere nel catalogo WhatsApp prodotti che non potresti vendere su un negozio Facebook o Instagram.
  • Usare l’app WhatsApp Business per i settori regolamentati: le eccezioni, dove esistono, valgono solo con l’API ufficiale.
  • Mandare offerte su prodotti vietati a una lista comprata o senza consenso: due violazioni nello stesso messaggio.
  • Scrivere in chat il nome di un farmaco o di una terapia quando basta un avviso generico.

Un esempio concreto

Un caso illustrativo, non un cliente reale. Una tabaccheria di quartiere mandava ogni settimana ai clienti un messaggio con le novità: una nuova marca di sigari, le sigarette arrivate in settimana, gli accessori per fumatori. Rilette le regole, il titolare cambia i contenuti. Le novità sui prodotti restano in vetrina e al banco; su WhatsApp restano gli avvisi di servizio a chi li ha chiesti: il ritorno del servizio di pagamento dopo un guasto, l’orario ridotto in agosto, l’arrivo di un pacco da ritirare. I messaggi sono meno, ma nessuno riguarda una categoria che Meta vieta, e il numero non rischia di essere limitato per il contenuto.

Come lo fai con uno strumento come SendApp

Uno strumento che usa l’API ufficiale non cambia le regole: il numero collegato risponde alla stessa policy di Meta, e i template che aprono una conversazione vanno comunque approvati da Meta. Quello che uno strumento come SendApp aiuta a fare è tenere in ordine chi riceve cosa: con tag e rubriche dei contatti separi chi ha chiesto solo gli avvisi di servizio da chi riceve le comunicazioni generali, e scegli come destinatari di ogni invio solo il gruppo giusto. Per l’elenco dei comportamenti che fanno scattare limiti e blocchi c’è la nostra guida su come evitare il ban su WhatsApp.

Cosa fare adesso

  • Confronta quello che vendi con l’elenco della sezione 4 della policy.
  • Se una parte della merce è nell’elenco, togli quei prodotti dal catalogo WhatsApp e dai messaggi promozionali.
  • Riscrivi i messaggi ricorrenti come avvisi di servizio: orari, prenotazioni, ritiri, eventi.
  • Controlla che ogni contatto della lista abbia dato il consenso e che gli stop siano registrati.
  • Rileggi la policy ogni tanto: Meta può cambiarla senza preavviso, e l’ultima modifica è del 23 settembre 2026.

Se hai dubbi su un messaggio, chiediti se parla del prodotto o del servizio. «È arrivato il nuovo rosso della cantina X a 18 euro» parla del prodotto; «giovedì alle 19 c’è la serata in enoteca, rispondi per prenotare il posto» parla del servizio. Nel secondo caso, comunque, niente prezzi né foto delle bottiglie.

Fonte: WhatsApp Business Messaging Policy (sezioni 1-7 e policy per le funzioni di vendita), versione del 23 settembre 2026. Ultima verifica: 29 settembre 2026.

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