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WhatsApp Business, dal 23 settembre i termini di servizio sono due: cosa cambia per chi usa l’app e l’API

Redazione SendApp5 min di lettura
WhatsApp Business, dal 23 settembre i termini di servizio sono due: cosa cambia per chi usa l’app e l’API

In breve

Dal 23 settembre 2026 i termini di WhatsApp per le aziende sono due documenti separati: uno per l’app WhatsApp Business, uno per la WhatsApp Business Platform, cioè l’API. WhatsApp dice che il servizio e il trattamento dei dati non cambiano e che non serve fare nulla: continuando a usare l’app si accettano i nuovi termini. Chi usa lo stesso numero sull’app e sull’API è soggetto a entrambi.

Cosa succede

Fino a ieri un solo testo, i «WhatsApp Business Terms of Service», valeva sia per l’app WhatsApp Business che si scarica sul telefono sia per la WhatsApp Business Platform, cioè l’insieme di API con cui software e piattaforme mandano e ricevono messaggi per conto delle aziende. Dal 23 settembre 2026 quel testo è diviso in due: i «WhatsApp Terms for WhatsApp Business App» e i «WhatsApp Terms for WhatsApp Business Platform», entrambi con la stessa data di entrata in vigore.

Nel centro assistenza WhatsApp spiega la ragione: l’app continua a crescere di funzioni, e ogni prodotto avrà i suoi termini. Cambiano anche alcune definizioni, perché sia chiaro a cosa si riferiscono: i «Business Services» dell’app diventano «Business App Services». Se non conosci bene la differenza fra i due prodotti, qui trovi cosa distingue l’app WhatsApp Business dall’API.

Cosa è verificato e cosa no

Verificato sulle pagine ufficiali di WhatsApp il 24 settembre 2026: i due documenti esistono e riportano «Effective September 23, 2026»; la pagina del centro assistenza dedicata all’aggiornamento dice che non ci sono cambiamenti nel servizio, né nel modo in cui WhatsApp tratta, usa o condivide i dati, anche con Meta; che i messaggi restano cifrati end-to-end; che non serve alcuna azione, perché continuare a usare l’app dopo il 23 settembre vale come accettazione; che chi usa l’app e la Platform con lo stesso numero è soggetto a entrambi i testi, e che il modo in cui i due prodotti lavorano insieme non cambia.

Non verificato: un confronto riga per riga con la versione precedente. L’archivio di WhatsApp elenca la versione del 16 febbraio 2024, ma non siamo riusciti a leggerne il testo completo. Per questo, qui sotto, le clausole che citiamo sono presentate come «quello che dicono i termini oggi», non come novità.

Chi riguarda

  • Chi usa solo l’app WhatsApp Business sul telefono: valgono i termini per l’app.
  • Chi usa l’API ufficiale tramite una piattaforma o un proprio software: valgono i termini per la Platform, insieme ai termini di Meta per la Business Platform che il documento richiama.
  • Chi ha collegato all’API il numero che già usava nell’app, la cosiddetta coexistence: valgono tutti e due, ciascuno per il prodotto che usa.
  • Chi usa programmi non ufficiali che automatizzano l’app o WhatsApp Web: la situazione non migliora, e conviene leggere il punto sulle applicazioni non autorizzate più sotto.

Quello che i termini chiedono, nero su bianco

La notizia è quasi solo formale, ma è una buona occasione per rileggere cosa firmi ogni volta che apri l’app. Tre punti pesano più degli altri. Il primo è il consenso: i termini per l’app chiedono all’azienda di ottenere i permessi necessari, per esempio l’opt-in, prima di condividere i contatti dei clienti con WhatsApp e di scrivere loro; entrambi i testi chiedono di etichettare i messaggi di marketing e di rispettare ogni richiesta di non riceverne più. Se ti serve un ripasso, c’è la nostra guida su come raccogliere l’opt-in a norma e quella su cosa fare quando un cliente scrive STOP.

Il secondo è la sospensione: blocchi e segnalazioni dei clienti vengono usati per valutare se l’azienda rispetta le regole, e WhatsApp può limitare, rallentare, sospendere o chiudere l’account; chi riceve «eccessivo feedback negativo» è citato espressamente. Per chi ha sede nell’Unione europea o nel Regno Unito i termini prevedono, salvo violazioni ripetute o obblighi di legge, 30 giorni di preavviso con le ragioni prima della chiusura, un sistema di reclami e la possibilità di una mediazione. Dopo la chiusura i dati dell’account sono conservati fino a 90 giorni. Quello che protegge davvero, prima di arrivarci, è il quality rating del numero.

Il terzo riguarda gli strumenti: i termini per l’app vietano, senza consenso scritto di WhatsApp, di sviluppare o usare applicazioni che interagiscono con l’app, di estrarne dati e di rivendere o distribuire il servizio su più dispositivi oltre a quelli che WhatsApp mette a disposizione. È la ragione per cui i programmi che «pilotano» l’app o WhatsApp Web per fare invii di massa mettono a rischio il numero.

La soluzione: ogni automazione sul canale ufficiale

Il problema concreto non è la divisione dei termini, ma il rischio di sospensione per chi automatizza l’app con strumenti non autorizzati o scrive a chi non ha dato il consenso. La via d’uscita è spostare gli invii automatici e le campagne sulla Business Platform, che è il prodotto fatto per questo, con messaggi approvati e regole di consenso chiare. Con la coexistence non serve rinunciare all’app: il numero che usi oggi si collega all’API e continua a funzionare anche sul telefono. Su SendApp il collegamento avviene con la procedura ufficiale di Meta, dall’interno dell’app, e la guida per collegare WhatsApp mostra i passaggi con le schermate reali; restano a carico dell’azienda i requisiti di Meta sul numero e sul portfolio business, e le tariffe di Meta per i messaggi.

Cosa fare adesso

  • Nessuna azione obbligatoria: se continui a usare l’app, hai già accettato i nuovi termini.
  • Se usi app e API con lo stesso numero, sappi che valgono entrambi i documenti.
  • Controlla di avere il consenso dei contatti a cui scrivi e un modo semplice per uscire in ogni promozione.
  • Se usi un programma non ufficiale che automatizza l’app o WhatsApp Web, pianifica il passaggio all’API ufficiale.
  • Se hai sede nell’UE, salva la pagina dei reclami di WhatsApp: in caso di sospensione è il primo posto dove chiedere le ragioni.

Le versioni in italiano dei termini sono solo una cortesia: in caso di differenze vale il testo inglese (Stati Uniti), come dicono i termini stessi. Se una clausola ti preoccupa, leggila in inglese.

Fonti: WhatsApp Help Center, «We’re updating the Terms of Service for the WhatsApp Business App, effective September 23, 2026»; WhatsApp Terms for WhatsApp Business App e WhatsApp Terms for WhatsApp Business Platform, entrambi in vigore dal 23 settembre 2026 (whatsapp.com/legal). Ultima verifica delle fonti: 24 settembre 2026.

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