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La foto del cliente nello Stato WhatsApp o su Instagram: quando serve il suo consenso, e come chiederlo

In breve
Se nella foto o nel video il cliente si riconosce, per pubblicarli nello Stato WhatsApp, su Instagram o sul sito serve il suo consenso: lo dicono la legge sul diritto d’autore e il GDPR, e il Garante ha già sanzionato chi lo ha dimenticato. Il consenso va chiesto prima, per quella foto e per quei canali, e si può ritirare in qualsiasi momento.
Perché conta
Il parrucchiere fotografa il colore appena fatto, il tatuatore il pezzo finito, l’officina l’auto restaurata con il proprietario sorridente accanto. Sono le immagini che vendono meglio, e finiscono in un attimo nello Stato WhatsApp o in una storia su Instagram. Il problema nasce quando il cliente si riconosce e nessuno gli ha chiesto niente: a volte non se ne accorge, a volte sì, e allora ha dalla sua sia il codice civile sia le regole sulla privacy.
Non è un rischio teorico. Il Garante privacy ha sanzionato con 20.000 euro un chirurgo che aveva pubblicato su Instagram le foto di una paziente prima e dopo un lifting, riconoscibile e senza il consenso alla diffusione (newsletter n. 531 del 31 gennaio 2025). Un anno prima aveva sanzionato con 8.000 euro un centro di medicina estetica per un video promozionale sui social in cui il volto di una paziente si vedeva per oltre 30 secondi, rimasto online 45 giorni finché lei non ne ha chiesto la rimozione (newsletter n. 518 del 14 febbraio 2024). In entrambi i casi c’erano dati sulla salute, che il GDPR protegge di più; ma la regola di base vale per ogni attività.
Come funziona: le tre regole da tenere insieme
1. Il ritratto non si pubblica senza consenso
L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (legge 633 del 1941) dice che il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso. L’articolo 97 elenca le eccezioni: la notorietà o l’ufficio pubblico della persona, scopi di giustizia, scientifici, didattici o culturali, fatti e cerimonie di interesse pubblico o svolti in pubblico. Pubblicizzare il proprio negozio non è fra queste, secondo la nostra lettura. E anche quando un’eccezione vale, il ritratto non può essere esposto se offende l’onore, la reputazione o il decoro della persona. L’articolo 10 del codice civile aggiunge che, se l’immagine è pubblicata fuori dai casi consentiti, il giudice può ordinare che l’abuso cessi, oltre al risarcimento dei danni.
2. Una foto riconoscibile è un dato personale
Per il GDPR un volto, ma anche un tatuaggio particolare o una targa, sono dati personali se permettono di risalire alla persona. Pubblicarli è un trattamento, e per la pubblicità del tuo negozio la base più solida è il consenso. Due regole dell’articolo 7 del GDPR contano in pratica: devi poter dimostrare che il consenso c’è stato, e il cliente può ritirarlo in qualsiasi momento, con la stessa facilità con cui l’ha dato. Le regole generali per chi usa WhatsApp con i clienti le abbiamo raccolte nella guida su GDPR e WhatsApp marketing.
3. Lo Stato WhatsApp è una pubblicazione, anche se dura 24 ore
Secondo il Centro assistenza di WhatsApp lo Stato resta visibile per 24 ore e, con l’impostazione «I miei contatti», lo vede tutta la rubrica; le alternative sono «I miei contatti eccetto…» e «Condividi solo con…». Per un’attività la rubrica sono centinaia di clienti, e chi guarda può sempre fotografare lo schermo. Che sparisca dopo un giorno non cambia la sostanza: la foto è stata mostrata a persone che il cliente non ha scelto. Il Centro assistenza precisa anche che un cambio delle impostazioni di privacy non vale per gli Stati già pubblicati.
Come chiedere il consenso, in pratica
| Cosa chiedere | Perché | Esempio di frase |
|---|---|---|
| Quale foto o video | Il consenso vale per quello che il cliente ha visto | «Ti mando la foto che vorremmo usare» |
| Dove la pubblichi | Stato, Instagram e sito non sono la stessa cosa | «Nello Stato WhatsApp e sul nostro profilo Instagram» |
| Se il volto si vede | Molti accettano volentieri senza volto | «Preferisci che tagliamo il viso?» |
| Come si ritira | Il ritiro deve essere facile quanto il sì | «Se cambi idea scrivici e la togliamo» |
| Una risposta chiara | Un pollice in su non dice a cosa si riferisce | «Rispondi SÌ se sei d’accordo» |
Il momento giusto è prima di pubblicare, mai dopo. Mandare la foto al cliente in chat e chiedergli il permesso lì ha un vantaggio pratico: il messaggio resta, con la data, e mostra che cosa ha accettato. Che una risposta in chat basti a documentare il consenso è una nostra lettura: la legge chiede di poterlo dimostrare, non indica un modulo preciso.
Gli errori da evitare
- Considerare il consenso al servizio come consenso alla pubblicazione: sono due cose diverse.
- Chiedere «posso usare le tue foto?» una volta per tutte: meglio foto per foto, o almeno sapere quali e dove.
- Pensare che lo Stato non conti perché sparisce: lo vede tutta la rubrica.
- Pubblicare minori senza il consenso dei genitori: la cautela qui va raddoppiata, come spieghiamo nel pezzo sui clienti minorenni su WhatsApp.
- Mostrare trattamenti estetici o sanitari riconoscibili: sono dati sulla salute, e i due casi del Garante citati sopra riguardano proprio questo.
- Ignorare chi chiede di togliere la foto: va rimossa subito, e la richiesta merita la stessa attenzione di una richiesta di cancellazione dei dati arrivata in chat.
Un esempio concreto
Esempio illustrativo. Un salone finisce un colore difficile e vuole mostrarlo. La parrucchiera scatta due foto, una con il viso e una di spalle, e le manda alla cliente su WhatsApp: «Ci piacerebbe pubblicarle nello Stato WhatsApp e su Instagram. Quale preferisci, o nessuna? Se poi cambi idea, scrivici e la togliamo». La cliente risponde: «Quella di spalle sì». Il salone pubblica solo quella, e annota nella scheda della cliente cosa ha accettato e quando. Tre mesi dopo la cliente chiede di toglierla dal profilo: il salone la rimuove in giornata e aggiorna la nota. Altre idee per usare WhatsApp in un salone sono nella guida per estetiste e parrucchieri, e per chi lavora sulla pelle quella per tatuatori.
Come lo fai con uno strumento come SendApp
Il punto debole è ricordare chi ha detto sì, a cosa e quando, soprattutto quando i clienti sono centinaia e a rispondere sono più persone. In SendApp, per fare un esempio, ogni contatto ha una scheda con tag, campi personalizzati e note: si può usare un tag come «foto-ok» e un campo con la data e i canali accettati, e togliere il tag quando il cliente ritira il consenso, come spiega la guida contatti, tag e campi personalizzati. Il piano Professional costa 19 euro al mese (16 con fatturazione annuale) con 1.000 contatti e un operatore; si prova per 7 giorni senza carta di credito. La decisione su cosa pubblicare resta, ovviamente, tua.
Cosa fare adesso
- Controlla lo Stato e il profilo Instagram dell’attività: ci sono clienti riconoscibili per cui non hai un consenso?
- Prepara una frase standard per chiedere il permesso, con foto, canali e modo per ritirarlo.
- Offri sempre la versione senza volto: spesso basta a mostrare il lavoro.
- Tieni traccia di chi ha detto sì, a cosa e quando.
- Se lavori nel settore estetico o sanitario, fai rivedere la procedura al tuo consulente privacy.
La foto più efficace è spesso quella del lavoro, non della persona: le mani, la nuca, il tatuaggio senza volto, l’auto senza targa. Se nessuno, nemmeno chi conosce il cliente, può riconoscerlo, il problema del consenso si riduce di molto.
Fonti: legge 633/1941, articoli 96 e 97; codice civile, articolo 10; GDPR, articoli 4 e 7; Garante privacy, newsletter n. 531 del 31 gennaio 2025 (provvedimento del 12 dicembre 2024, doc. web 10095836) e n. 518 del 14 febbraio 2024; Centro assistenza WhatsApp, «Come gestire la privacy dello stato» e «Come nascondere e mostrare gli stati». Che la pubblicità di un’attività non rientri nelle eccezioni dell’articolo 97 e che una risposta in chat basti a documentare il consenso sono nostre letture. Questo articolo è informazione generale e non sostituisce il parere di un avvocato o del tuo consulente privacy. Ultima verifica: 26 ottobre 2026.
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Redazione SendApp
Il team di SendApp, piattaforma di WhatsApp marketing e AI per le aziende.