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Clienti minorenni su WhatsApp: cosa può scrivere un’attività, e a chi

In breve
WhatsApp in Europa si usa da 13 anni, ma per il Codice privacy un ragazzo può dare da solo il consenso ai servizi online solo da 14 anni, e alcuni messaggi non vanno mai mandati a chi ha meno di 18 anni. Dal 30 settembre 2026 WhatsApp dà ai genitori nuovi controlli sugli account dei figli adolescenti: chi lavora con ragazzi deve sapere a chi scrive, cosa e con quale consenso.
Perché conta
Una palestra con i corsi per ragazzi, una scuola di musica, un centro estivo, un negozio di videogiochi, una scuola guida: molte attività hanno clienti che non sono maggiorenni. E quasi tutte, prima o poi, si ritrovano nella rubrica WhatsApp il numero di un quindicenne accanto a quello di sua madre. Finché si tratta di dire «la lezione di giovedì è spostata alle 18» non sembra un problema. Lo diventa quando lo stesso numero finisce nella lista delle promozioni, in un gruppo con adulti sconosciuti o in un messaggio che invita a comprare.
Le regole sono sparse in quattro posti diversi: i termini di WhatsApp, la policy di Meta per i messaggi delle aziende, il Codice privacy italiano e il Codice del consumo. Nessuna di queste parla di «palestre» o «scuole di danza», ma messe insieme dicono abbastanza chiaramente cosa si può fare. Il 30 settembre 2026 si è aggiunto un pezzo: WhatsApp ha annunciato i controlli per i genitori sugli account degli adolescenti.
Come funziona: le quattro regole da mettere insieme
1. L’età per usare WhatsApp: 13 anni in Europa
I termini di servizio di WhatsApp per lo Spazio economico europeo, nella versione in vigore dal 17 agosto 2026, chiedono di avere almeno 13 anni, o l’età più alta prevista dal proprio paese, per usare il servizio da soli. Sotto quell’età un genitore può creare un «account gestito dal genitore», che WhatsApp ha presentato l’11 marzo 2026 e sta distribuendo gradualmente: il genitore decide chi può contattare il figlio, in quali gruppi può entrare e rivede le richieste di messaggio dei contatti sconosciuti. Per un’attività significa una cosa semplice: se scrivi a un bambino sotto i 13 anni, il tuo messaggio può arrivare come richiesta che passa prima dal genitore.
2. I controlli dei genitori per gli adolescenti, dal 30 settembre 2026
Con l’annuncio del 30 settembre WhatsApp ha introdotto controlli facoltativi che genitori e figli adolescenti attivano insieme. Il genitore può scegliere chi vede la foto del profilo del ragazzo e chi può aggiungerlo ai gruppi, riceve una notifica quando il figlio entra o esce da un gruppo o quando un suo gruppo cresce molto, decide come usare Canali e Stato. Per cambiare le impostazioni serve il PIN del genitore. Chi gestisce gruppi di allievi deve tenerne conto: aggiungere un ragazzo direttamente potrebbe non funzionare, e il genitore saprà comunque in quali gruppi è entrato.
3. Il consenso: 14 anni per il Codice privacy
Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati, all’articolo 8, lascia a ogni paese la scelta dell’età da cui un minore può acconsentire da solo ai servizi online, fra 13 e 16 anni; il considerando 38 aggiunge che i minori meritano una protezione specifica, in particolare quando i loro dati servono per il marketing o per creare profili. L’Italia ha fissato la soglia a 14 anni con l’articolo 2-quinquies del Codice privacy: da quell’età il ragazzo può dare il consenso per i servizi della società dell’informazione offerti direttamente a lui; sotto i 14 anni serve chi esercita la responsabilità genitoriale. Lo stesso articolo chiede che le informazioni rivolte ai minori siano scritte in un linguaggio particolarmente chiaro e semplice.
Una precisazione onesta: la norma parla di servizi online offerti direttamente ai minori, e non dice in modo esplicito se un quindicenne possa accettare da solo le promozioni di una palestra via WhatsApp. La lettura prudente, che è la nostra e non sostituisce il tuo consulente privacy, è questa: per i messaggi di marketing ai minorenni chiedi il consenso a un genitore, e per sotto i 14 anni usa il numero del genitore per tutto. Le basi di come si raccoglie un consenso valido sono le stesse di qualsiasi cliente, e le trovi nella guida su come raccogliere l’opt-in per WhatsApp.
4. Cosa non si può mandare sotto i 18 anni
La policy di Meta per i messaggi delle aziende, aggiornata il 23 settembre 2026, vieta di inviare a chi ha meno di 18 anni messaggi su alcol, farmaci da banco e gioco online, e in generale su tutti i settori regolamentati, e chiede all’azienda di filtrare i destinatari per età con misure tecniche e organizzative. In Italia la questione spesso non si pone nemmeno, perché per alcuni di questi prodotti la promozione via WhatsApp non è ammessa del tutto: ne abbiamo parlato nell’articolo su cosa non si può vendere su WhatsApp Business. A tutto questo si aggiunge il Codice del consumo: l’articolo 26, lettera e), considera sempre aggressiva una pubblicità che esorta direttamente i bambini a comprare o a convincere i genitori a comprare per loro. Un «Corri a dirlo a mamma: solo fino a domenica!» scritto a un allievo di dieci anni è esattamente questo.
Gli errori da evitare
- Mettere nella stessa lista promozionale genitori e figli solo perché hanno lasciato il numero allo stesso sportello.
- Non chiedere la data di nascita al momento dell’iscrizione: senza quella non sai a chi stai scrivendo, e non puoi filtrare.
- Usare il numero del ragazzo sotto i 14 anni per comunicazioni che dovrebbero arrivare al genitore, come pagamenti, autorizzazioni e certificati.
- Creare gruppi in cui allievi minorenni e adulti estranei all’attività si vedono il numero a vicenda.
- Scrivere messaggi che spingono il ragazzo a chiedere un acquisto ai genitori: oltre al tono, è una pratica vietata dal Codice del consumo.
- Ignorare il «non scrivetemi più» di un ragazzo perché «tanto ha firmato il genitore»: una richiesta di stop si rispetta subito, come spiega la guida su cosa fare quando un cliente scrive STOP.
Un esempio concreto
L’esempio è illustrativo: non racconta un cliente reale. Una scuola di danza ha allievi fra gli 8 e i 17 anni e usa WhatsApp per avvisi, saggi e iscrizioni ai corsi estivi. Nel modulo di iscrizione chiede la data di nascita dell’allievo e il numero di un genitore. Per gli allievi sotto i 14 anni scrive solo al genitore, avvisi compresi. Per quelli fra 14 e 17 anni manda gli avvisi pratici anche al ragazzo, che li ha chiesti, e tiene le proposte commerciali, come lo stage estivo o il nuovo abbonamento, solo per i genitori che le hanno accettate. Per il saggio crea un gruppo per i soli genitori e manda agli allievi più grandi un avviso singolo invece di aggiungerli a un gruppo con gli adulti. Lo stesso schema funziona per una palestra con i corsi per ragazzi o per una scuola o un centro di formazione.
Come lo fai con uno strumento come SendApp
Con uno strumento di gestione dei contatti la regola diventa un filtro invece di un ricordo. In SendApp Agent, per esempio, ogni contatto può avere tag e campi personalizzati, fra cui la data di nascita: basta un tag come «minorenne» o «under 14» e un tag sul numero del genitore, poi nelle campagne si scelgono i destinatari per tag ed escludendo quel segmento le promozioni non arrivano mai ai ragazzi. Il collegamento a WhatsApp passa dall’API ufficiale di Meta, quindi valgono le regole della policy descritte sopra. Il piano Professional costa 19 euro al mese (16 con fatturazione annuale), comprende 1.000 contatti e 10.000 messaggi e si prova per 7 giorni senza carta di credito; i messaggi WhatsApp restano soggetti alle tariffe di Meta. Le regole generali su privacy e marketing in chat sono riassunte nella guida al GDPR per il marketing su WhatsApp.
Cosa fare adesso
- Aggiungi la data di nascita e il numero di un genitore al modulo di iscrizione, se hai clienti che possono essere minorenni.
- Separa in rubrica i numeri dei ragazzi da quelli dei genitori, e i ragazzi sotto i 14 anni da quelli fra 14 e 17.
- Rileggi le liste promozionali ed escludi i minorenni, salvo un consenso del genitore che puoi dimostrare.
- Riscrivi l’informativa per i ragazzi in frasi brevi e comprensibili, come chiede il Codice privacy.
- Per i gruppi di allievi, avvisa i genitori prima di aggiungere i ragazzi: con i nuovi controlli lo sapranno comunque.
Una prova veloce: apri la lista che usi per le promozioni e cerca i contatti senza data di nascita. Se non sai dire quanti di loro sono minorenni, il primo lavoro da fare è quello, prima della prossima campagna.
Fonti: termini di servizio di WhatsApp per lo Spazio economico europeo (in vigore dal 17 agosto 2026); blog di WhatsApp, «Introducing parent-managed accounts on WhatsApp» (11 marzo 2026) e «New controls to help parents guide their teens on WhatsApp» (30 settembre 2026); WhatsApp Business Messaging Policy (aggiornata il 23 settembre 2026); Regolamento (UE) 2016/679, articolo 8 e considerando 38; d.lgs. 196/2003 (Codice privacy), articolo 2-quinquies; d.lgs. 206/2005 (Codice del consumo), articolo 26, lettera e). Il blog di WhatsApp non indica i tempi di arrivo dei controlli nei singoli paesi. Questo articolo è una guida pratica, non sostituisce una consulenza legale. Ultima verifica: 7 ottobre 2026.
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Redazione SendApp
Il team di SendApp, piattaforma di WhatsApp marketing e AI per le aziende.