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Drive to store con WhatsApp: come portare in negozio chi ti scrive online, in 6 passaggi

Redazione SendApp6 min di lettura
Drive to store con WhatsApp: come portare in negozio chi ti scrive online, in 6 passaggi

In breve

Il drive to store su WhatsApp funziona quando l’invito arriva a chi ti ha già dato il numero, ha un motivo per passare entro una data e un codice da mostrare in cassa. Il resto è misura: quanti codici tornano indietro per ogni invio. Qui la sequenza in sei passaggi, gli errori più comuni e quanto costa un invio con le tariffe Meta di oggi.

Perché conta

Chi ha un negozio conosce il paradosso: le persone ti scrivono per chiedere se un prodotto c’è, a che ora chiudi, se fai ancora quella promozione. Poi non passano. Il contatto è arrivato, la visita no. «Drive to store» è il nome che il marketing dà al lavoro contrario: usare i canali digitali per far entrare qualcuno dalla porta, non per vendergli online.

WhatsApp è adatto a questo lavoro per una ragione semplice: è il canale dove il cliente ti ha già scritto, e dove un messaggio con un giorno, un’ora e un codice si legge in pochi secondi. Ma un invito mandato male (a tutti, senza motivo, senza scadenza) produce l’effetto opposto: il cliente silenzia la chat o ti blocca. La differenza la fa la sequenza.

Come si fa, passo per passo

1. Parti da chi ti ha già dato il numero, con il consenso

Un invito in negozio è un messaggio promozionale: per mandarlo serve che il cliente abbia accettato di ricevere comunicazioni di questo tipo, lo chiede sia il GDPR sia la policy di WhatsApp per le aziende. Il modo più pulito è chiederlo nel momento in cui il numero arriva: in cassa, sul modulo della tessera fedeltà, nella prima risposta in chat. Qui trovi come raccogliere il consenso su WhatsApp senza moduli complicati.

Per far crescere la lista dal negozio stesso basta un cartello vicino alla cassa con un codice che apre la chat: il generatore di QR code per WhatsApp crea un QR che porta al tuo numero con un testo già scritto, per esempio «Voglio ricevere le offerte del negozio».

2. Dividi i contatti per negozio e per zona

Un invito per sabato mattina in via Roma non interessa a chi abita a trenta chilometri. Prima di scrivere il messaggio, etichetta i contatti con il punto vendita di riferimento o il quartiere, e se puoi con un’abitudine di acquisto (chi compra per la casa, chi per regalo). Meno persone, più pertinenti: è il modo più semplice per non sembrare pubblicità.

3. Dai un motivo per passare entro una data

«Vieni a trovarci» non è un invito, è un saluto. Funziona un’occasione concreta con una scadenza: l’arrivo di una collezione, una serata riservata ai clienti, un prodotto tenuto da parte, uno sconto valido fino a domenica. Un’occasione per messaggio, un giorno o un intervallo preciso, un’azione sola da fare. Se in chat arrivano anche persone dagli annunci, le campagne Meta che aprono una chat WhatsApp si possono limitare a un raggio intorno al negozio: secondo la documentazione Meta, i messaggi inviati nelle 72 ore dopo il clic sull’annuncio sono gratuiti.

4. Metti un codice da mostrare in cassa

Il codice è quello che trasforma un messaggio in una visita misurabile. WhatsApp ha un formato apposito: i template di marketing con coupon mostrano un pulsante che copia il codice nel telefono del cliente. La documentazione Meta fissa un codice di massimo 20 caratteri e un solo pulsante per messaggio, e avverte che il pulsante non funziona su WhatsApp Web. Meglio un codice diverso per ogni invio, così sai quale messaggio ha portato chi. Su scadenze e formule che vengono davvero riscattate c’è una guida dedicata ai coupon e codici sconto su WhatsApp.

5. Rispondi subito alle due domande che arrivano sempre

Dopo un invito, le risposte più frequenti sono sempre «a che ora siete aperti?» e «dove siete esattamente?». Chi aspetta un’ora la risposta spesso non passa più. Tieni pronti gli orari e l’indirizzo, e ricorda che WhatsApp permette di mandare la posizione del negozio come messaggio, che si apre direttamente nelle mappe del telefono. Dal 1° ottobre 2026 anche queste risposte, se passano dall’API, si pagano: il calcolo del costo di WhatsApp a messaggio spiega quanto.

6. Segna chi è passato e conta

Quando il cliente mostra il codice, chi è in cassa lo annota sul contatto: basta un’etichetta «riscattato» con il nome della campagna. A fine settimana hai due numeri: quanti hanno ricevuto l’invito e quanti sono entrati. Il rapporto fra i due è l’unico dato che conta; aperture e letture dicono poco su chi è venuto davvero. A chi non è passato puoi mandare un solo promemoria prima della scadenza, non tre.

Gli errori da evitare

  • Mandare lo stesso invito a tutta la rubrica, compresi i fornitori e chi ha comprato una volta tre anni fa.
  • Un messaggio senza data: «approfitta delle nostre offerte» non porta nessuno in negozio questo sabato.
  • Un codice unico per tutte le campagne, che rende impossibile capire quale invio ha funzionato.
  • Nessuno in negozio che sappia del codice: il cliente lo mostra e la cassa non sa cosa farne.
  • Ignorare chi risponde «non mi interessa»: va tolto dagli invii successivi, come spieghiamo nel pezzo su cosa fare quando il cliente scrive «STOP».
  • Contare le letture invece dei riscatti: un messaggio letto da tutti e riscattato da nessuno è un invio fallito.

Un esempio concreto

Esempio illustrativo, non un cliente reale. Una libreria di quartiere ha 400 contatti che hanno accettato di ricevere le sue comunicazioni, raccolti in cassa con un cartello e un QR. Giovedì manda un invito solo ai 400: «Sabato alle 17 presentazione del libro di un autore della zona. Chi mostra questo codice in cassa entro domenica ha il 10% sul libro». Il codice è LIB-SAB, diverso da quello della settimana prima.

Il costo del canale si calcola prima: con la rate card Meta in euro in vigore dal 1° luglio 2026, un messaggio marketing verso un numero italiano costa 0,0658 €, quindi 400 inviti consegnati costano circa 26 €, più le risposte a chi fa domande. Il venerdì arrivano domande su orario e parcheggio, e la libreria risponde con l’indirizzo e la posizione. Domenica sera conta i codici in cassa: il confronto con i 26 € spesi dice se ripetere, cambiare orario o cambiare offerta.

Come lo fai con uno strumento come SendApp

Con una piattaforma collegata all’API ufficiale di WhatsApp i sei passaggi stanno in un solo posto. In SendApp, per esempio, i contatti si etichettano per negozio o zona nel CRM, la campagna con immagine, codice e scadenza si prepara e si programma sul segmento scelto, lo staff segna il riscatto con un’etichetta sul contatto e l’assistente AI può rispondere su orari e indicazioni quando nessuno è libero. Il piano Professional costa 19 € al mese (16 € con fatturazione annuale) e comprende 1.000 contatti e 10.000 messaggi; le tariffe di Meta per ogni messaggio si pagano a parte, senza ricarichi.

Cosa fare adesso

  • Controlla quanti dei tuoi contatti hanno dato il consenso a ricevere offerte, e parti solo da quelli.
  • Metti un QR vicino alla cassa per far crescere la lista con chi entra già in negozio.
  • Scegli un’occasione vera nelle prossime due settimane e scrivi un invito con data, codice e scadenza.
  • Avvisa chi sta in cassa del codice e di come segnarlo.
  • Dopo la scadenza, confronta codici riscattati e costo dell’invio prima di decidere il prossimo.

Prova il primo invito su un gruppo piccolo, per esempio i clienti di un solo negozio o di una sola zona. Se su cento inviti tornano pochi codici, cambia l’occasione o l’orario prima di allargare: allargare un invito che non funziona moltiplica solo il costo.

Ultima verifica: 26 settembre 2026 (documentazione Meta sui template con coupon, sulle tariffe dal 1° ottobre 2026 e sulle finestre gratuite di 72 ore; listino SendApp).

Vuoi vedere la sequenza completa, dal segmento al riscatto in cassa, su un caso pronto?

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Redazione SendApp

Il team di SendApp, piattaforma di WhatsApp marketing e AI per le aziende.

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